{"id":671,"date":"2021-09-17T22:39:38","date_gmt":"2021-09-17T21:39:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/?p=671"},"modified":"2021-09-17T22:39:38","modified_gmt":"2021-09-17T21:39:38","slug":"la-stella-ospite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/2021\/09\/17\/la-stella-ospite\/","title":{"rendered":"La Stella Ospite"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\">L&#8217;affascinante storia della nebulosa del Granchio<\/h2>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quando ho deciso di scrivere questo articolo devo dire la verit\u00e0 che non sapevo bene da dove iniziare: questo perch\u00e9 sia l&#8217;aspetto storico sia quello scientifico sono ugualmente interessanti ed affascinanti e mi risultava difficile scegliere un approccio piuttosto che un altro. Alla fine ho deciso di partire, in un certo senso, dalla fine: le mie foto di questa straordinaria nebulosa, per poi addentrarmi in un excursus storico e una leggera disamina scientifica<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-674 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2021-09-07_0117UT_BIN1_UHC_4x10MIN_ELAB_GIMP-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"708\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2021-09-07_0117UT_BIN1_UHC_4x10MIN_ELAB_GIMP-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2021-09-07_0117UT_BIN1_UHC_4x10MIN_ELAB_GIMP-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2021-09-07_0117UT_BIN1_UHC_4x10MIN_ELAB_GIMP-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2021-09-07_0117UT_BIN1_UHC_4x10MIN_ELAB_GIMP-1536x1023.jpg 1536w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2021-09-07_0117UT_BIN1_UHC_4x10MIN_ELAB_GIMP-2048x1364.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 708px) 100vw, 708px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questa immagine \u00e8 stata ripresa il 6 settembre 2021 e rappresenta il risultato della somma di quattro immagini esposte 10 minuti l&#8217;una attraverso un telescopio Skywatcher 250PDS di 250 millimetri di apertura e 1250 millimetri di lunghezza focale e grazie a una camera CCD QHY8L raffreddata a -15\u00b0C. La stella pi\u00f9 luminosa che compare nella foto, visibile a sinistra, \u00e8 in realt\u00e0 un oggetto nemmeno osservabile ad occhio nudo e non ha nemmeno un nome ma solo un numero di catalogo: HD37013 di magnitudine 6,9 circa; questo per capire su che scale di luminosit\u00e0 ci stiamo confrontando. La Nebulosa del Granchio visibile al centro e nota anche come Messier 1 o NGC 1952, non \u00e8 osservabile ad occhio nudo: per riuscire a scorgerla visualmente \u00e8 necessario almeno un buon binocolo e dei cieli molti bui, privi di inquinamento luminoso. Si potr\u00e0 forse distinguere come una debole e piccola macchia luminosa che per\u00f2 potrebbe risultare difficilmente distinguibile dalle stelle puntiformi circostanti: per apprezzarla davvero serve un telescopio riflettore di almeno 130 millimetri di diametro dove si potr\u00e0 scorgere molto somigliante ad una cometa senza coda; in un telescopio da 200 millimetri di diametro in su la visione sar\u00e0 senz&#8217;altro molto migliore. Allego qui una carta celeste utile per identificare la posizione di questo oggetto e reperibile sul sito \u201cFree Star Charts\u201d : <\/span><\/span><\/span><a href=\"https:\/\/freestarcharts.com\/images\/Articles\/Messier\/Single\/M1_Finder_Chart.pdf\">https:\/\/freestarcharts.com\/images\/Articles\/Messier\/Single\/M1_Finder_Chart.pdf<\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">Come si pu\u00f2 notare la nebulosa si trova all&#8217;interno della costellazione del Toro, \u00e8 quindi un oggetto celeste che pu\u00f2 essere ben osservato nei mesi invernali per gli osservatori dell&#8217;emisfero boreale.<\/span><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per apprezzare per\u00f2 appieno questo straordinario oggetto celeste bisogner\u00e0 ricorrere senz&#8217;altro alla fotografia: come si pu\u00f2 vedere dalla mia foto del 6 settembre 2021, la macchia debolmente luminosa visibile dall&#8217;occhio umano anche aiutato da strumenti ottici, viene risolta in un delicato intreccio di trame colorate. Malgrado si possa gi\u00e0 apprezzare in qualche modo la sua bellezza, la lunghezza focale di questo strumento \u00e8 ancora troppo corta per evidenziare al meglio la sua struttura; un&#8217;altra mia foto, realizzata il 10 agosto del 2019 con un telescopio del diametro pi\u00f9 piccolo di quello attuale, ovvero solo 200 millimetri, avente per\u00f2 una lunghezza focale molto superiore e pari a 2000 millimetri, la mostra con un ingrandimento superiore.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-676 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2019-08-10_0311UT_BIN1_UHC_40MINSUM_ELAB_01-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"618\" height=\"408\" srcset=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2019-08-10_0311UT_BIN1_UHC_40MINSUM_ELAB_01-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2019-08-10_0311UT_BIN1_UHC_40MINSUM_ELAB_01-1024x674.jpg 1024w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2019-08-10_0311UT_BIN1_UHC_40MINSUM_ELAB_01-768x506.jpg 768w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2019-08-10_0311UT_BIN1_UHC_40MINSUM_ELAB_01-1536x1012.jpg 1536w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_2019-08-10_0311UT_BIN1_UHC_40MINSUM_ELAB_01-2048x1349.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 618px) 100vw, 618px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"CENTER\"><strong><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i><b>La Nebulosa del Granchio fotografata con un telescopio Schmidt-Cassegrain da 200 mm di diametro e 2000 mm di lunghezza focale, esposizioni multiple per un totale di tempo di integrazione di 40 minuti, camera CCD QHY8L a BIN 1&#215;1 raffreddata a -15\u00b0C, filtro UHC. Foto Massimo Dionisi<\/b><\/i><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il maggiore ingrandimento dato da questo tipo di telescopio, si tratta di uno Schmidt-Cassegrain della Meade, si paga per\u00f2 in termini di chiarezza e definizione dell&#8217;immagine finale nonch\u00e9 di campo inquadrato molto pi\u00f9 piccolo. Anche in questo caso l&#8217;esposizione complessiva della foto, detto \u201ctempo di integrazione\u201d, \u00e8 stato pari a 40 minuti, come per la foto del 6 settembre 2021; la differenza nei colori tra le due immagini \u00e8 dovuta anche ad una differenza di elaborazione post ripresa. Infatti le immagini astronomiche \u201cgrezze\u201d vanno normalmente elaborate allo scopo di ridurre il pi\u00f9 possibile il rumore di fondo, sia elettronico sia dovuto al fondo cielo naturale e da inquinamento luminoso; sono poi opportune anche ulteriori lavorazioni che possono portare a risultati finali anche abbastanza diversi, senza contare il fatto che, in questo caso, le due immagini sono state riprese con strumenti diversi.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-678 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_20171017_60MINSUM_V2_ELAB-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"607\" height=\"455\" srcset=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_20171017_60MINSUM_V2_ELAB-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_20171017_60MINSUM_V2_ELAB.jpg 659w\" sizes=\"auto, (max-width: 607px) 100vw, 607px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i><b>La Nebulosa del Granchio ripresa nell&#8217;ottobre del 2017 con un telescopio Schmidt-Cassegrain da 200 mm di diametro e 2000 mm di lunghezza focale, esposizioni multiple per un tempo di integrazione totale di 60 minuti, camera CCD Atik 16-C a BIN 1&#215;1. Foto Massimo Dionisi<\/b><\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-size: medium;\">Cosa rende per\u00f2 questa nebulosa cos\u00ec affascinante sia dal punto di vista storico sia da quello scientifico? Bene, dobbiamo innanzitutto dire che nella storia dell&#8217;astronomia sono presenti documentazioni di alcuni antichi eventi osservati dagli astronomi dell&#8217;epoca: tra questi uno dei pi\u00f9 famosi \u00e8 quello della \u201cStella Ospite\u201d, cio\u00e8 una stella \u201cnuova\u201d mai vista prima, osservata dagli astronomi cinesi nell&#8217;anno 1054 nella costellazione del Toro, come documentato nelle cronache della Cina medioevale e tradotte in inglese da J.J.Duyvendak (<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/J._J._L._Duyvendak\">https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/J._J._L._Duyvendak<\/a>) nel 1942 e contenuto nel Sung Shih, ovvero gli annali della Dinastia Sung, dove si legge:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Nel primo anno del periodo Chih-ho, la quinta luna, il giorno del chi-ch&#8217;ou, una Stella Ospite apparve approssimativamente a qualche pollice a sud-est di Tien-Kuan. Dopo pi\u00f9 di un anno \u00e8 diventata gradualmente invisibile\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La stella chiamata \u201cTien-Kuan\u201d era nota agli astronomi greci come Zeta Tauri e cos\u00ec noi oggi la identifichiamo; l&#8217;indicazione \u201ca qualche pollice a sud-est\u201d si riferisce probabilmente alla posizione su un globo celeste o una sfera armillare, piuttosto che a una reale distanza celeste che sarebbe stata indicata in maniera senz&#8217;altro diversa. Un altro riferimento, attribuibile per\u00f2 a due pi\u00f9 tardi ovvero tra il 19 marzo e il 17 aprile 1056, scritto da Chang Te-hsiang nel Sung hui-yao recita:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Durante il terzo mese del primo anno del periodo del regno di Chia-yu, il direttore dell&#8217;ufficio astronomico disse: la Stella Ospite \u00e8 diventata invisibile, il che \u00e8 presagio della partenza dell&#8217;Ospite. In origine, durante il quinto mese del primo anno del periodo del regno di Chih-ho, apparve la mattina a est a guardia di Tien-Kuan. Era visibile di giorno come Venere, con raggi appuntiti in tutte e quattro le direzioni. Il colore era bianco-rossastro. Fu visto del tutto per ventitr\u00e9 giorni\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Che qualcosa di eccezionale fosse accaduto nel cielo fu chiaro non solo agli astronomi cinesi ma anche ai nativi indiani che ne tracciarono anche dei pittogrammi rintracciati presso delle rovine nel nord dell&#8217;Arizona, in una grotta a White Mesa (Utah) e su una parete del Canyon Navajo (Arizona). Nessuna traccia di registrazione invece da parte di osservatori europei: si pensa che probabilmente furono eseguite delle osservazioni con relazioni scritte dell&#8217;evento ma che poi siano andate perdute, complici forse anche i pregiudizi religiosi dell&#8217;epoca. A dire la verit\u00e0 non abbiamo una conferma certa che l&#8217;evento raccontato dai cinesi e quello tramandatoci dagli indiani d&#8217;America attraverso poche immagini sia lo stesso: a favore giocano la probabile contemporaneit\u00e0 delle osservazioni: nei pittogrammi indiani viene riportata la \u201cStella Ospite\u201d vicina ad una falce di Luna, una ricostruzione storica identifica una falce di Luna calante nella costellazione del Toro, in prossimit\u00e0 della citata stella Zeta Tauri o Tien-Kuan dei cinesi, la mattina del 5 luglio 1054, cio\u00e8 proprio la mattina dopo che la Stella Ospite era apparsa agli astronomi orientali. Per contro bisogna dire che l&#8217;orientazione della falce di Luna appare al contrario di quella che sarebbe dovuta essere, quindi non sappiamo se il pittogramma \u00e8 una libera interpretazione dell&#8217;artista che lo tracci\u00f2 o se si riferisce a tutt&#8217;altro evento oppure non ha nessun legame con particolari configurazione celesti.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-679 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/pittogrammi_crabnebula-300x155.jpg\" alt=\"\" width=\"630\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/pittogrammi_crabnebula-300x155.jpg 300w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/pittogrammi_crabnebula-1024x528.jpg 1024w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/pittogrammi_crabnebula-768x396.jpg 768w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/pittogrammi_crabnebula.jpg 1535w\" sizes=\"auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>I pittogrammi dei nativi americani che dovrebbero documentare l&#8217;evento nel cielo del 1054. (da Burnham&#8217;s Celestial Handbook di Robert Burnham Jr., Vol. 3, Dover Publications Inc, New York, 1978)<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quello che sappiamo per certo \u00e8 che questa \u201cStella Ospite\u201d fu visibile anche in pieno giorno per ben ventitr\u00e9 giorni e scomparve dalla vista solo dopo quasi due anni, anzi esattamente dopo seicentocinquantatr\u00e9 giorni. Rivaleggi\u00f2 in luminosit\u00e0 con la Luna Piena e fu sicuramente l&#8217;oggetto pi\u00f9 cospicuo di tutto il cielo per moltissimo tempo. Ma cosa c&#8217;entra questa storia della \u201cStella Ospite\u201d dei cinesi e i pittogrammi indiani con la nostra Nebulosa del Granchio? C&#8217;entra e parecchio pure perch\u00e9 sono praticamente la stessa cosa, o meglio una \u00e8 la naturale conseguenza dell&#8217;altra. Quella nuova stella che si era \u201caccesa\u201d nel cielo quasi mille anni fa altro non era che uno dei fenomeni pi\u00f9 catastrofici conosciuti nell&#8217;universo: una <b>Supernova<\/b>. In un mio precedente articolo riguardante la Helix Nebula (Nebulosa Elica), popolarmente chiamata \u201cOcchio di Dio\u201d, avevo parlato delle <b>Novae<\/b>, stelle giunte quasi al termine del loro ciclo vitale che espellono gli strati esterni della propria atmosfera in un parossismo esplosivo e creano delle nebulose, chiamate \u201cplanetarie\u201d per via della loro forma. La Supernova \u00e8 un fenomeno molto simile ma enormemente pi\u00f9 violento, dove sono interessati anche gli strati pi\u00f9 profondi della stella con un&#8217;esplosione talmente potente che la stella interessata pu\u00f2 raggiungere una luminosit\u00e0 tale da superare quella dell&#8217;intera galassia che la ospita. Anche in questo caso quello che lascia dietro di s\u00e9 \u00e8 un residuo nebulare, chiamato anche in questo caso \u201cnebulosa planetaria\u201d, ed \u00e8 proprio quello che noi osserviamo e fotografiamo nella costellazione del Toro: una vera e propria \u201cpira funeraria\u201d della stella esplosa; i gas di cui essa era composta sono stati espulsi con violenza nello spazio interstellare, creando quella delicata ragnatela di filamenti gassosi luminosi che possiamo oggi osservare. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dall&#8217;evento dell&#8217;anno 1054 dovettero passare quasi settecento anni prima che l&#8217;umanit\u00e0 si accorgesse dell&#8217;esistenza della Nebulosa del Granchio: nel 1731 l&#8217;astronomo e medico britannico John Bevis (1695-1771) la vide per la prima volta come una debole chiazza luminosa e riscoperta indipendentemente dall&#8217;astronomo francese Charles Messier (1730-1817) ventisette anni pi\u00f9 tardi. Nel settembre del 1758 la individu\u00f2 nel cielo e la descrisse come:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Una nebulosit\u00e0 posta al di sopra del corno meridionale della costellazione del Toro. Non contiene stelle e appare come una luce biancastra allungata come la fiamma di un cero; scoperta mentre stavo osservando la cometa del 1758.\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La cometa che stava osservando Charles Messier era la famosissima cometa di Halley, durante uno dei suoi numerosi passaggi in vicinanza del Sole documentati nella storia dell&#8217;astronomia ma fu anche il primo ad essere stato predetto proprio dall&#8217;astronomo inglese Sir Edmond Halley (1656-1742) nel 1696 in base alle osservazioni di comete del 1531, 1607 e 1682 che poi si rivelarono essere lo stesso oggetto. All&#8217;epoca l&#8217;osservazione delle comete era ritenuta della massima importanza e surclassava quasi tutte le altre attivit\u00e0 astronomiche: poter dare il proprio nome ad una cometa era una cosa prestigiosa e dava lustro non solo all&#8217;astronomo che la aveva scoperta ma anche alla nazione a cui egli apparteneva. D&#8217;altra parte nessuno aveva la pi\u00f9 pallida idea di cosa fossero realmente quei batuffoli luminosi che si scorgevano qua e l\u00e0 nel cielo e gli uomini stavano ancora muovendo i primi passi nella conoscenza del cielo. Comunque Messier era un tipo previdente e compil\u00f2 un catalogo di oggetti non stellari da lui stesso individuati per poterli escludere nel momento in cui andava a caccia di comete nel cielo notturno. Alla Nebulosa del Granchio, che ancora non veniva chiamata in quel modo, assegn\u00f2 il numero di catalogo 1, per cui divenne l&#8217;oggetto Messier 1 come viene identificato ancora oggi: in effetti questa attivit\u00e0, che Charles Messier considerava secondaria, lo port\u00f2 ad una fama imperitura molto pi\u00f9 di tutte le sue osservazioni di comete. Scriveva ancora l&#8217;astronomo francese:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Ci\u00f2 che mi ha spinto a intraprendere il catalogo \u00e8 stata la nebulosa che ho scoperto sopra il corno meridionale del Toro il 12 settembre 1758, mentre osservavo la cometa di quell&#8217;anno (&#8230;) Questa nebulosa aveva una tale somiglianza con una cometa, nella sua forma e luminosit\u00e0, che mi sono sforzato di trovarne altre, in modo che gli astronomi non confondessero queste stesse nebulose con le comete che stanno appena iniziando a brillare. Ho osservato ulteriormente con gli appositi rifrattori per la ricerca delle comete, ed \u00e8 questo lo scopo che mi sono posto nel formare il catalogo (&#8230;)\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Qualche anno pi\u00f9 tardi, nel 1774, l&#8217;astronomo tedesco Johann Elert Bode (1747-1826), coautore della legge chiamata di <b>Titius\u2013Bode <\/b>sulle distanze tra i pianeti del Sistema Solare e responsabile della determinazione dell&#8217;orbita di Urano nonch\u00e9 di aver proposto tale nome per il nuovo pianeta appena scoperto, la descriva come una piccola macchia nebulosa senza stelle mentre l&#8217;astronomo inglese John Herschel (1792-1871), figlio del pi\u00f9 famoso William Herschel (1738-1822) tedesco di nascita ma naturalizzato inglese e scopritore del pianeta Urano, pensava che Messier 1 fosse un ammasso stellare che non si riusciva ancora a risolvere in stelle e che fossero necessari telescopi migliori e pi\u00f9 grandi per raggiungere questo obiettivo. L&#8217;ammiraglio inglese William Henry Smyth (1788-1865) nella sue opere astronomiche pubblicate nel 1844 e che gli valsero la medaglia d&#8217;oro della Royal Astronomical Society britannica nonch\u00e9 la sua elezione a presidente della stessa, la descrisse come:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Una grande nebulosa, bianco perlacea, di forma ovale, con asse maggiore N.p. &amp; S.f. e la parte pi\u00f9 luminosa verso il sud\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L&#8217;astronomo anglo-irlandese William Parsons (1800-1867), terzo Conte di Rosse e costruttore del pi\u00f9 grande telescopio dell&#8217;epoca del diametro di 180 centimetri, fu il primo nel 1844 a identificare gli estesi filamenti che avviluppano la nebulosa e riferendosi ad essi come simili alle zampe di un granchio; egli considerava che la struttura filamentosa fosse una caratteristica intrinseca di questa nebulosa e scriveva:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Non si tratta di nebulosa di forma ovale; vediamo filamenti risolvibili disposti singolarmente, che scaturiscono principalmente dalla sua estremit\u00e0 meridionale, e non, come di consueto, a grappolo e irregolarmente in tutte le direzioni. Probabilmente un telescopio di maggiore potenza potrebbe mostrare altri filamenti e allora assumerebbe la forma ordinaria di un grappolo\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-681 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1rosse-205x300.jpg\" alt=\"\" width=\"423\" height=\"619\" srcset=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1rosse-205x300.jpg 205w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1rosse.jpg 369w\" sizes=\"auto, (max-width: 423px) 100vw, 423px\" \/><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Disegno eseguito da Lord Rosse nel 1844 della Nebulosa Messier 1, da quel momento in poi si inizi\u00f2 a riferirsi ad essa come \u201cNebulosa del Granchio\u201d (Foto da Wikipedia, pubblico dominio, <a href=\"http:\/\/www.messier.seds.org\/more\/m001_rosse.html\">http:\/\/www.messier.seds.org\/more\/m001_rosse.html<\/a>)<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Con la descrizione fornita da William Parsons, detto Conte di Rosse o pi\u00f9 brevemente Lord Rosse, divenne di uso comune riferirsi a questo oggetto celeste come alla \u201cNebulosa del Granchio\u201d. Confrontando il disegno di Lord Rosse con le moderne fotografie, anche quelle dell&#8217;autore e presentate in questo articolo, si pu\u00f2 apprezzare quanta strada \u00e8 stata fatta da quelle osservazioni visuali che, in fin dei conti, risalgono soltanto ad un secolo e mezzo fa circa; erano per\u00f2 condotte con strumenti non proprio perfetti e in completa assenza del supporto della fotografia astronomica. Gli astronomi dell&#8217;epoca facevano quello che potevano con quello che avevano a disposizione: anche oggi sono molto numerosi gli appassionati di astronomia che si dedicano quasi esclusivamente all&#8217;osservazione visuale del cielo, con strumenti spesso del tutto rispettabili e, bisogna aggiungere, con grande soddisfazione personale; grazie alle innovazioni tecnologiche la qualit\u00e0 di questi telescopi \u00e8 enormemente superiore a quelli utilizzati nel XIX secolo.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La struttura filamentosa fu comunque confermata dalle osservazioni dell&#8217;astronomo inglese William Lassell (1799-1880) nel 1852 dall&#8217;isola di Malta con descrizioni molto particolareggiate:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Con 160X [ingrandimenti] \u00e8 una nebulosa molto brillante, con due o tre stelle al suo interno, ma con 565X diventa un oggetto molto pi\u00f9 notevole (&#8230;) Lunghi filamenti fuoriescono da tutte le parti e sembrano esserci una notevole quantit\u00e0 di minuscole e deboli stelle sparse su di essi; gli artigli esterni sono appena circoscritti dal bordo del campo di 6&#8242; di diametro\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nelle <i>Publications XIII<\/i> del Lick Observatory risalenti al 1918 e riguardanti le osservazioni di nebulose, recuperabile anche in rete presso l&#8217;archivio del <i><b>SAO\/NASA Astrophysics Data System (ADS)<\/b><\/i> <a href=\"http:\/\/adsabs.harvard.edu\/full\/1918PLicO..13...55C\">Publications of Lick Observatory, Vol. 13, pp.55-74<\/a> di Curtis, H. D. con titolo <b>The Planetary Nebulae<\/b>, Messier 1 \u00e8 descritta come:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Un oggetto molto complesso e interessante (\u2026) all&#8217;incirca delle dimensioni di 6&#8217;x4&#8242; [primi d&#8217;arco, equivalenti a 0,1&#215;0,07 gradi circa] con angolo di posizione di circa 125\u00b0 (\u2026) Nella forma non \u00e8 una tipica nebulosa planetaria ed \u00e8 in dubbio che sia propriamente da includere come membro di questa classe di oggetti (\u2026) Due stelle di magnitudine 16 sono entrambe vicine al suo centro ma non \u00e8 sicuro che una delle due possa essere la stella centrale (&#8230;)\u201d<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In realt\u00e0 una di queste due deboli stelle, per la precisione quella pi\u00f9 a meridione, \u00e8 proprio la stella progenitrice della nebulosa, quella che effettivamente esplose poco meno di mille anni fa ma chiaramente negli anni venti del secolo scorso questo ancora non si poteva sapere, come non si poteva nemmeno immaginare la reale natura di questa strana stella.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La sua identificazione avvenne nel 1942 ad opera dell&#8217;astronomo di origine tedesca ma naturalizzato americano Rudolf Minkowski che identific\u00f2 nel suo spettro ottico delle caratteristiche veramente insolite. Lo spettro di oggetto celeste si ottiene facendo passare la sua luce attraverso un prisma o un reticolo di diffrazione: si ottiene una striscia composta da un arcobaleno di colori che vanno dal violetto al rosso, lo spettro visibile \u00e8 quello percepibile dall&#8217;occhio umano corrispondente tra le lunghezze d&#8217;onda da 380 (violetto) a 740 (rosso) nanometri (un nanometro equivale ad un miliardesimo di metro): all&#8217;interno di questo spettro, chiamato \u201ccontinuo\u201d, possono essere presenti delle sottili righe scure dovute all&#8217;assorbimento da parte di alcuni elementi chimici presenti nell&#8217;oggetto celeste che si sta esaminando; queste righe, dette appunto \u201cdi assorbimento\u201d, si presentano quasi sempre alle stesse lunghezze d&#8217;onda per ogni specifico elemento chimico. Per esempio analizzando lo spettro del nostro Sole si scopre che l&#8217;idrogeno produce tra le altre una riga di assorbimento alla lunghezza d&#8217;onda di circa 656 nanometri. Viceversa \u00e8 anche possibile ottenere uno spettro in cui sono presenti righe in emissione, anche queste che corrispondono a precisi elementi chimici. L&#8217;analisi dello spettro di un oggetto celeste \u00e8 una branca fondamentale dell&#8217;astrofisica in quanto si possono dedurre tutta una serie di dati: oltre alla sua composizione chimica si possono avere informazioni sulla sua temperatura, se si sta allontanando o avvicinando ed molto altro ancora; lo spettro ricavato da Minkowski nel 1942 della debole stellina all&#8217;interno della Nebulosa del Granchio era veramente strano e particolare, mai osservato prima. Pochi anni dopo, nel 1949, si scopr\u00ec che la stessa stella emetteva anche onde radio, poi nel 1963 venne identificata come sorgente di raggi X e nel 1967 come una delle pi\u00f9 potenti fonti di raggi gamma del cielo. Identificabile con il numero di catalogo <b>UCAC4-561-018141 <\/b>questa stella \u00e8 anche appena percepibile nella mia immagine dell&#8217;ottobre 2017 con 60 minuti di posa<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-682 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_20171017_60MINSUM_V2_ELAB_CRABPULSAR-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"643\" height=\"482\" srcset=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_20171017_60MINSUM_V2_ELAB_CRABPULSAR-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/M1TAU_20171017_60MINSUM_V2_ELAB_CRABPULSAR.jpg 659w\" sizes=\"auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px\" \/><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>La posizione della stella che esplose quasi mille anni fa e che ha generato la Nebulosa del Granchio indicata dalla freccia di colore giallo sovraimposta all&#8217;immagine della nebulosa ripresa dall&#8217;autore nell&#8217;ottobre del 2017. Questa stella \u00e8 oggi nota come la \u201cPulsar del Granchio\u201d<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma in realt\u00e0 non si tratta di una vera e propria stella, non pi\u00f9 almeno: \u00e8 una qualcosa di strano, esotico e assolutamente al di l\u00e0 della nostra immaginazione, \u00e8 una stella di neutroni e pi\u00f9 esattamente una <b>pulsar<\/b>.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Subito dopo la sua esplosione, osservata dagli uomini poco meno di mille anni fa, le parti pi\u00f9 esterne dell&#8217;atmosfera della stella si espansero nello spazio interstellare ad una velocit\u00e0 di centinaia di chilometri al secondo, iniziando a creare l&#8217;inviluppo che possiamo oggi ammirare; cosa accadde per\u00f2 alla sua parte pi\u00f9 centrale? Ogni stella deve la sua stabilit\u00e0 all&#8217;equilibrio che si crea tra la pressione gravitazionale della propria massa e il calore interno generato dalle reazioni di fusione nucleare che avvengono nel nucleo, dove elementi pi\u00f9 leggeri come l&#8217;idrogeno vengono trasformati in pi\u00f9 pesanti come l&#8217;elio; quando per\u00f2 l&#8217;idrogeno comincia a scarseggiare la produzione di energia interna diminuisce ed aumenta la pressione gravitazionale. Questo causa l&#8217;innalzamento della temperatura del nucleo, dove gli atomi di elio iniziano a fondersi per creare elementi pi\u00f9 pesanti come il carbonio e l&#8217;ossigeno; la stella ritrova quindi la sua stabilit\u00e0 al prezzo per\u00f2 di una sua mostruosa trasformazione sia interna che esterna. Quando per\u00f2 si conclude anche questa fase, la stella non pu\u00f2 fare altro che contrarsi ancora aumentando ancora di pi\u00f9 la sua temperatura: questo aumento per\u00f2 non riesce a far innescare nuove reazioni di fusione anche perch\u00e9 oltre un certo limite la fusione nucleare non produce pi\u00f9 energia ma la consuma e la stella diventa altamente instabile fino ad esplodere. Gli strati esterni vengono espulsi ad una velocit\u00e0 che pu\u00f2 arrivare a migliaia di chilometri al secondo mentre quelli pi\u00f9 interni collassano su s\u00e9 stessi, irrimediabilmente. La materia viene cos\u00ec compressa che persino i protoni e gli elettroni si fondono insieme e tutto quello che rimane \u00e8 un oggetto di circa trenta chilometri di diametro avente una massa superiore a quello della nostra stella e composto principalmente da neutroni: questo stranissimo oggetto non pu\u00f2 collassare ulteriormente grazie agli effetti repulsivi della <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Materia_degenere\">pressione di degenerazione neutronica<\/a> (dovuta al <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Principio_di_esclusione_di_Pauli#Conseguenze_nell'astronomia\">principio di esclusione di Pauli<\/a>) e a quello della <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Interazione_forte\">forza forte<\/a> (una delle quattro interazioni fondamentali conosciute insieme a quella gravitazionale, elettromagnetica e forza debole); la sua materia si dovrebbe presentare come una sorta di \u201csuperfluido\u201d con sorprendenti capacit\u00e0 superconduttive e avente una densit\u00e0 a stento immaginabile, pari a circa 198 milioni di tonnellate per centimetro cubo: per fare un paragone, un centimetro cubo della materia di una pulsar equivarrebbe ad un cubo di marmo di 416 metri di lato e con un volume di 72 milioni di metri cubi. In effetti questa densit\u00e0 \u00e8 quella che si pu\u00f2 rintracciare nei nuclei atomici, solo che in questo caso \u00e8 estesa per una sfera di trenta chilometri di diametro.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-683 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/1024px-Neutron_star_cross_section.svg_-300x173.png\" alt=\"\" width=\"536\" height=\"309\" srcset=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/1024px-Neutron_star_cross_section.svg_-300x173.png 300w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/1024px-Neutron_star_cross_section.svg_-768x442.png 768w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/1024px-Neutron_star_cross_section.svg_.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Spaccato della struttura di una stella di neutroni secondo le pi\u00f9 accreditate teorie attuali. (Immagine da Wikipedia di Robert Schulze)<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La stella di neutroni che rappresenta ci\u00f2 che rimane della supernova che cre\u00f2 la Nebulosa del Granchio ha proprio un diametro di trenta chilometri ed \u00e8, in un certo senso, il \u201ccadavere\u201d della stella originale che doveva avere una massa da dieci a venti volte superiore a quella del nostro Sole. Doveva essere una stella cos\u00ec grande perch\u00e9 altrimenti l&#8217;esplosione non avrebbe mai potuto creare una stella di neutroni ma solo una stella nana bianca, come era accaduto per la stella che aveva generato la Nebulosa dell&#8217;Elica nell&#8217;Acquario e altre nebulose planetarie che possiamo ammirare nel cielo, tuttavia non una massa ancora maggiore perch\u00e9 altrimenti il processo di collasso sarebbe proseguito in maniera inarrestabile fino alla creazione di un buco nero. Calcolando per\u00f2 la massa della stella di neutroni e sommando la massa complessiva nella Nebulosa del Granchio, si arriva appena ad un valore pari a circa 5 masse solari, con 2 masse per la stella e 3 masse per la nebulosa. Sorge quindi un grosso problema: dove \u00e8 finita la massa mancante? Una possibile spiegazione \u00e8 che questa materia, liberata violentemente al momento dell&#8217;esplosione stellare, sarebbe poi stata spazzata via dai fortissimi venti stellari causati dall&#8217;esplosione stessa, tuttavia dovremmo vederne almeno della tracce, come una sorta di guscio intorno alla nebulosa e questo non \u00e8 stato mai trovato. C&#8217;\u00e8 anche per\u00f2 da considerare che le stime sulla massa complessiva della nebulosa hanno un margine di errore piuttosto elevato. Al di l\u00e0 di questo mistero, che \u00e8 solo uno dei tanti che circonda i fenomeni delle supernovae in generale e quello della Nebulosa del Granchio in particolare, la stella di neutroni ha anche molte altre peculiarit\u00e0: come \u00e8 ovvio la massiccia stella originale ruotava su s\u00e9 stessa, come fanno tutte le stelle; per via della legge sulla conservazione del momento angolare, questa rotazione si \u00e8 trasferita alla stella di neutroni, solo che adesso il suo diametro \u00e8 enormemente ridotto rispetto alla stella generatrice. La stella di neutroni nella Nebulosa del Granchio ruota ad altissima velocit\u00e0, compiendo 33 rotazioni complete intorno al suo asse ogni secondo, ovvero una ogni 33 millisecondi: l&#8217;emissione di onde radio riflette questo periodo di rotazione per cui si assiste a delle vere e proprie pulsazioni, da qui il nome \u201cpulsar\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-684 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Pulsar_schematic.svg_-300x225.png\" alt=\"\" width=\"608\" height=\"456\" srcset=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Pulsar_schematic.svg_-300x225.png 300w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Pulsar_schematic.svg_-768x576.png 768w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Pulsar_schematic.svg_.png 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 608px) 100vw, 608px\" \/><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Rappresentazione schematica di una pulsar: la sfera azzurra al centro rappresenta la stella di neutroni, le curve bianche indicano le linee del campo magnetico, i coni sporgenti rappresentano i raggi di emissione delle radiazioni elettromagnetiche e la linea verde rappresenta l&#8217;asse su cui ruota la stella. <em>(Immagine da Wikipedia)<\/em> <\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Anche il campo magnetico \u00e8 stato ereditato dalla stella progenitrice ed \u00e8 ora mostruosamente amplificato: le emissioni radio sono incanalate attraverso fasci ben definiti dal campo magnetico e l&#8217;intero oggetto si comporta come un \u201cfaro cosmico\u201d che si rivela essere anche un orologio piuttosto preciso. In realt\u00e0 il periodo di rotazione sta gradualmente rallentando in ragione di 38 nanosecondi al giorno: questo rallentamento genera un&#8217;enorme quantit\u00e0 energia che va ad alimentare un effetto chiamato di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Radiazione_di_sincrotrone\">radiazione di sincrotrone<\/a> che avviene all&#8217;interno del campo magnetico della pulsar, dove gli elettroni sono costretti a viaggiare a velocit\u00e0 vicine a quella della luce; questo effetto costituisce la maggior parte dell&#8217;emissione della pulsar e rende l&#8217;intera Nebulosa del Granchio complessivamente 75.000 volte pi\u00f9 luminosa del nostro Sole. La presenza di energie cos\u00ec grandi in gioco ha altre conseguenze: nella maggior parte di casi gli oggetti celesti evolvono su una scala tale che delle variazioni nel loro aspetto sono apprezzabili in periodi che vanno da diversi anni fino a decenni o addirittura secoli; non \u00e8 il caso della parte interna della Nebulosa del Granchio, dove si pu\u00f2 assistere a dei mutamenti anche nell&#8217;arco di pochi giorni.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Come avevano gi\u00e0 determinato gli osservatori visuali del XIX secolo, la Nebulosa del Granchio ha dimensioni apparenti pari a 6&#8217;x4&#8242;; per confronto si consideri che la Luna piena ha un diametro di 30&#8242;, cio\u00e8 mezzo grado circa. La forma appare sostanzialmente ovale e si pensa che in realt\u00e0 si tratti di un ellissoide o \u201csferoide prolato\u201d. Malgrado le immagini attuali restituiscano un oggetto molto diverso da quello disegnato nel XIX secolo da Lord Rosse, i filamenti sono realmente presenti e hanno delle colorazioni che possono andare dal rosso al rosato, oltre che biancastre; essi rappresentano, come gi\u00e0 accennato, quello che rimane dell&#8217;antica atmosfera della stella progenitrice perita nell&#8217;immane esplosione della supernova: la loro composizione \u00e8 pi\u00f9 che altro di idrogeno ed elio, con tracce di carbonio, ossigeno, azoto, ferro, neon e zolfo con temperature che possono oscillare tra gli 11.000 e i 18.000 gradi. I filamenti avviluppano una parte centrale di colore azzurrino, poco visibile nelle foto dell&#8217;autore ma molto ben evidente nelle immagini riprese con telescopi pi\u00f9 grandi e potenti, con abbondanze anomale di elementi in zone particolari come una regione di forma toroidale composta di elio puro ed in altri punti concentrazioni anomale di ferro e nickel. Questa zona centrale \u00e8 dove agisce la radiazione di sincrotrone gi\u00e0 citata, dove gli elettroni sono accelerati a velocit\u00e0 prossime a quelle della luce dall&#8217;intenso campo magnetico della pulsar. Le misure pi\u00f9 recenti pongono la Nebulosa del Granchio a circa 6.500 anni-luce dalla Terra, in base a questo ne risulta una dimensione di circa 5,5 anni-luce; essa si espande nello spazio interstellare ad una velocit\u00e0 di circa 1.500 km al secondo e immagini riprese a distanza di diversi anni mostrano chiaramente questa espansione, che dovrebbe essere stata accelerata in tempi relativamente recenti dall&#8217;azione dell&#8217;energia della pulsar attraverso il suo campo magnetico.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-685 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/espansione_crabnebula-300x211.jpg\" alt=\"\" width=\"652\" height=\"458\" srcset=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/espansione_crabnebula-300x211.jpg 300w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/espansione_crabnebula-1024x719.jpg 1024w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/espansione_crabnebula-768x539.jpg 768w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/espansione_crabnebula.jpg 1521w\" sizes=\"auto, (max-width: 652px) 100vw, 652px\" \/><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Due immagini riprese a distanza di 34 anni mostrano chiaramente alcuni dei filamenti esterni della Nebulosa del Granchio in espansione nello spazio interstellare. (da Burnham&#8217;s Celestial Handbook di Robert Burnham Jr., Vol. 3, Dover Publications Inc, New York, 1978)<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-686 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Crab_Nebula-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"596\" height=\"596\" srcset=\"https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Crab_Nebula-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Crab_Nebula-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Crab_Nebula-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.maxdio.it\/astroblog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Crab_Nebula.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 596px) 100vw, 596px\" \/><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Fantastica immagine della Nebulosa del Granchio ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble (Foto NASA\/ESA di J. Hester and A. Loll, Arizona State University da Wikipedia)<\/b><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;affascinante storia della nebulosa del Granchio Quando ho deciso di scrivere questo articolo devo dire la verit\u00e0 che non sapevo bene da dove iniziare: questo perch\u00e9 sia l&#8217;aspetto storico sia quello scientifico sono ugualmente interessanti ed affascinanti e mi risultava difficile scegliere un approccio piuttosto che un altro. 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