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AstroMax Blog

Blog di Astronomia di Massimo Dionisi

La Nebulosa Laguna

DiMassimo Dionisi

Giu 24, 2020

Ad una distanza di circa 4.100 anni luce dalla Terra si trova questa meravigliosa nebulosa, scoperta dall’italiano Giovanni Battista Hodierna intorno al 1645. La distanza è veramente incerta, in quanto alcune misure la collocherebbero addirittura a quasi 6.000 anni luce da noi. Si trova nella costellazione del Sagittario, in una regione densa di nebulose ed ammassi stellari, una costellazione che ospita anche il nucleo della nostra galassia, la Via Lattea, che però giace molto più distante, a quasi 30.000 anni luce dal nostro pianeta. La foto qui riprodotta ritrae la Nebulosa Laguna fotografata dall’autore il 20 giugno 2020 alle 21:14 UT con un tempo di esposizione complessivo di 60 minuti suddivisi in tre scatti da 20 minuti ognuno; è stato utilizzato un telescopio Schmidt-Cassegrain da 200mm di diametro f/10 (2000mm di lunghezza focale), camera CCD QHY8L raffreddata a -15°C e filtro UHC. Le sue dimensioni apparenti sono di circa 90×40 minuti d’arco che potrebbero corrispondere, assumendo una distanza di 4.100 anni luce, a delle dimensioni reali pari a 110×50 anni luce. Nota anche come Messier 8 (M8) dal catalogo del celebre astronomo francese del Charles Messier che la classificò nel 1764 ed anche come NGC 6523, al suo interno si trovano numerosi oggetti molto particolari, come i Globuli di Bok chiamati così dal suo scopritore Bart Bok negli anni ’40 del XX secolo ma alcuni dei quali già identificati come nebulose oscure da E.E.Barnard agli inizi degli anni venti del secolo scorso. I Globuli di Bok sono essenzialmente delle condensazioni di gas e polveri interstellari che vengono compressi sia dalla pressione di radiazione da parte di stelle nelle vicinanze sia dalla propria attrazione gravitazionale, le quali tendono a farli collassare su sè stessi fino a diventare delle protostelle. Questo processo dovrebbe innescare quindi una reazione a catena per cui i gas interstellari (principalmente idrogeno) trovandosi sempre più compressi aumentano di temperatura, fino ad innescare reazioni termonucleari nel centro del globulo. La teoria fu formulata fin dal 1947 da Edith Reilly ma era stato estremamente complicato trovare delle conferme osservative; questo fino a tempi recenti quando si sono rilevate emissioni infrarosse dai globuli e che contengono delle sorgenti di calore al loro interno; inoltre particolari osservazioni hanno mostrato che il materiale al loro interno si muova in caduta all’interno verso un disco di accrescimento protostellare. I globuli che vediamo sono molto grandi, per cui possono generare stelle di massa pari anche a 10 volte quella del Sole oppure frammentarsi in più stelle. Rimane comunque il paradosso che degli oggetti noti per essere tra i più freddi dell’universo possano poi diventare gli embrioni da cui nascerebbero le stelle; per questo il loro studio continua in attesa di altre verifiche e conferme. All’interno della Nebulosa Laguna si nota anche una struttura a forma di tornado, generata a quanto pare da una brillante e caldissima stella bianca-blu che emette principalmente nell’ultravioletto: queste radiazioni riscaldano ed ionizzano i gas della nebulosa stessa. Altra particolarità “nascosta” dentro la nebulosa è un’altra nebulosa al suo interno, praticamente al centro, chiamata dal suo scopritore John F.W.Herschel (1792-1871) “Nebulosa Clessidra” e che forse può essere meglio intravista in quest’altra immagine dell’autore nel 2019, con una esposizione di soli 20 minuti.All’interno della Nebulosa Clessidra, a sua volta, sono stati trovati nel 2006 dei particolarissimi oggetti, chiamati Herbig-Haro che riconducono ancora una volta ai processi di formazione stellare. Osservati per la prima volta da S.W.Burnham nel XIX secolo mentre esaminava la stella T Tauri, furono poi studiati in modo approfondito da George Herbig e Guillermo Haro negli anni quaranta del secolo scorso. Gli oggetti trovati nel 2006 all’interno della Nebulosa Clessidra, a sua volta all’interno della Nebulosa Laguna, sono in tutto e per tutto simili a quelli studiati da Herbig e Haro: probabili protostelle che stanno ancora accumulando materiale dal mezzo interstellare circostante (gas e polveri) che si accumula su un disco di accrescimento sul loro piano di rotazione, il materiale in eccesso, che potrebbe causare la frammentazione della struttura della protostella stessa per via dell’aumento del momento angolare conseguente all’aumento di massa, viene incanalato da potenti campi magnetici ed esplulso attraverso potentissimi getti ionizzati perpendicolari al disco di accrescimento. Questi getti di materiale vanno a collidere con i gas interstellari circostanti, creando delle nebulose in emissione visibili all’osservazione. Misurazioni dell’effetto Doppler sullo spettro di queste nebulose ha rivelato una velocità di diverse centinaia di km al secondo. Si tratta, in definitiva, di un’altra conferma dell’attività di formazione stellare che avviene all’interno della Nebulosa Laguna. Per ultimo, ma la lista di particolarità della Laguna potrebbe continuare, all’interno di questa grande nebulosa troviamo un ammasso stellare, noto solo con il suo numero di catalogo NGC 6530, e perfettamente visibile in entrambe le foto qui proposte come il raggruppamento di stelle alla sinistra della parte centrale della nebulosa. L’ammasso è composto da stelle molto giovani, in senso astronomico naturalmente, ed è un ulteriore anello della catena nel processo complessivo di formazione stellare di cui la Laguna è uno dei palcoscenici preferiti nella nostra galassia. Dalla polvere e gas interstellari eccitati ed ionizzati da stelle giganti e caldissime, passando per i Globuli di Bok, gli oggetti Herbig-Haro ed infine l’ammasso stellare che rappresenta una sorta di “asilo nido” delle stelle da poco formatesi e che progressivamente, in qualche decina o centinaia di milioni di anni, si disperderanno nella galassia.

A fianco una cartina per l’identificazione della Nebulosa Laguna nella costellazione del Sagittario, qui segnata come M8, ovvero Messier 8. Si trova a circa cinque gradi e mezzo di distanza dalla stella Lamba Sagittarii in direzione nord-ovest, oppure sette gradi a nord di Gamma Sagittarii. Si rintraccia facilmente con un binocolo 7×50 o 10×50, in una notte limpida senza Luna e priva di inquinamento luminoso, come una piccola macchiolina grigia sullo sfondo delle stelle. Per vedere i meravigliosi colori di cui è composta occorre però la fotografia, in quanto l’occhio umano non è in grado di distinguere i colori a basse luminosità. Possono essere usate anche le normali fotocamere reflex digitali, a patto però che si possa compensare la rotazione terrestre con una montatura equatoriale; come obiettivo almeno un 135mm aperto il più possibile ed almeno 5 minuti di posa per iniziare. La condizione essenziale è, sempre e comunque, di avere un cielo più buio possibile; considerando anche che la Laguna si trova sempre piuttosto vicina all’orizzonte alle nostre latitudini.

Massimo Dionisi, Sassari, 24 giugno 2020

 

 

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