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Blog di Astronomia di Massimo Dionisi

Asteroide 6384 Kervin

DiMassimo Dionisi

Dic 28, 2023
Asteroide 6384 Kervin

Da diversi mesi (marzo 2023) ho iniziato un programma di misurazioni astrometriche di asteroidi e, in prospettiva, sto cercando di prepararmi anche un parallelo programma di rilevazioni fotometriche. Il lavoro dell’astrometrista è sostanzialmente quello di misurare, con la massima precisione possibile, la posizione nel cielo di un oggetto del nostro Sistema Solare, normalmente un asteroide oppure una cometa, allo scopo di determinare la sua orbita intorno al Sole. Il lavoro non si ferma però lì, perché anche se vengono identificati gli elementi base che definiscono l’orbita di corpo celeste, occorre poi che tali elementi vengano periodicamente controllati e verificati. Infatti le orbite dei corpi minori del Sistema Solare, quali sono appunto gli asteroidi e le comete, sono spesso soggette a perturbazioni indotte da altri oggetti, primi tra tutti i pianeti e principalmente Giove.

Storicamente parlando l’astrometria, nel senso della misurazione della posizione degli astri, è stato il primo campo di studi degli astronomi e, praticamente, l’unico anche dopo l’invenzione del telescopio. Le indagini fisiche vere e proprie iniziarono con le prime misurazioni della quantità di luce proveniente dalle stelle (fotometria) e in seguito, ma molto più recentemente, con l’introduzione delle analisi spettroscopiche derivate dagli studi effettuati alla fine del XVII secolo.

Il serio studio matematico del moto dei corpi celesti del nostro Sistema Solare può dirsi iniziato con Johannes Kepler, agli inizi del XVII secolo, anche se una grande quantità di lavoro fu svolto fin dagli astronomi babilonesi, passando per i greci e gli arabi, fino a Tycho Brahe. Con la definizione delle famose tre leggi di Keplero si aprì la strada per l’analisi e la comprensione delle orbite degli oggetti celesti intorno al Sole, buttando definitivamente nella spazzatura tutte le teorie aristoteliche. In seguito, grazie all’apporto di numerosi astronomi e alcuni grandi geni della matematica come Carl Friedrich Gauss, fu possibile ricavare l’orbita di un corpo celeste del Sistema Solare misurando con sufficiente precisione la sua posizione nel cielo: l’astrometria entrava quindi nella sua fase adulta.

Johannes Kepler (1571 – 1630)

Se la scoperta di Nettuno e di Plutone possono essere sicuramente annoverati come i successi più significativi degli studi astrometrici, sono la grande quantità di dati sui corpi minori del Sistema Solare che rappresentano la parte più corposa ed importante dell’attività di ricerca: una ricerca metodica e paziente, che non può presentare foto meravigliose o stupefacenti e che non produce risultati immediati ed eclatanti con cui l’astronomo o astrofilo che sia possa fregiarsi; un duro e serio lavoro fatto per persone tenaci, ostinate e appassionate.

Con questo spirito appassionato e con la testardaggine che mi contraddistingue, ho quindi iniziato ad interessarmi a questo affascinante ramo dell’astronomia, cercando di portare il mio modestissimo contributo. A dire la verità il mio pensiero era inizialmente più rivolto all’analisi fotometrica degli asteroidi e delle comete, tuttavia la parte “posizionale”, per così dire, ha acquistato rapidamente la sua giusta importanza ai miei occhi e mi sono lasciato coinvolgere pienamente.

Dopo un periodo di “tirocinio”, con diversi errori e stupidaggini fatte, il Minor Planet Center mi ha rilasciato il “codice osservatorio” (0bservatory code) che è una sorta di certificazione che attesta che le miei osservazioni astrometriche hanno una qualità sufficiente per essere prese in considerazione e utilizzate per il calcolo degli elementi orbitali di corpi asteroidali e comete.

Che cosa è il Minor Planet Center (MPC) ? Come citato nella loro home page è la sede mondiale dedicata alla ricezione e distribuzione delle misurazioni di posizioni di tutti i corpi celesti facenti parte del nostro Sistema Solare; è anche responsabile dell’identificazione, designazione e del calcolo dell’orbita di tutti questi oggetti. MPC opera presso lo Smithsonian Astrophysical Observatory dell’Università di Harvard (Stati Uniti) sotto la supervizione della Divisione “F” dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU).

Il mio codice, o meglio il codice della mia stazione osservativa, è M52 ed è con tale identificativo che, più o meno dalla fine di aprile del 2023, fornisco osservazioni astrometriche di alcuni asteroidi e comete.

Tra i diversi oggetti che ho finora osservato, il piccolo corpo celeste, identificato con il numero 6384, è uno dei tanti asteroidi facenti parte della cosiddetta “fascia principale”, ovvero quella regione dello spazio interplanetario localizzata tra le orbite di Marte e Giove: fu scoperto il 3 gennaio 1989 da Eleanor Francis Helin e gli è stato assegnato il nome “Kervin”; la sua orbita ha una forma quasi circolare, con una distanza media dal Sole di poco più di 289 milioni di km e un periodo di rivoluzione risultante di circa 2,69 anni terrestri ovvero 983 giorni.

Con un diametro accertato di 3739 metri (incertezza di 189 metri), si tratta di poco più di una montagna che galleggia nel vuoto dello spazio interplanetario, con una forma quasi sicuramente irregolare, anche se non vi sono conferme in merito. Il suo albedo (la capacità di riflettere la luce del Sole) è abbastanza elevata, pari a circa 0,5, e la sua classificazione chimico-fisica lo posiziona nella classe “S”, ovvero un oggetto pietroso, composto principalmente di silicati del ferro, nichel e magnesio; questo tipo di oggetti formano un gruppo piuttosto numeroso che raccoglie almeno il 17% di tutti gli asteroidi conosciuti. Alcune misurazioni hanno rilevato un periodo di rotazione intorno al proprio asse di 3,6203 ore.

La sera del 10 dicembre 2023 stavo eseguendo una serie di riprese che interessava una serie di asteroidi, tra cui anche 6384 Kervin: per scopi astrometrici le riprese devono essere effettuate a intervalli minimi di 20 o 30 minuti le une dalle altre e ripetute il più possibile durante l’intera sessione osservativa. Le esposizioni devono essere il più brevi possibile, sia per evitare che gli asteroidi lasciano una traccia allungata per via del loro moto proprio sia per evitare sovraesposizioni e saturazioni nelle immagini che renderebbero problematiche le successive misurazioni, però devo essere anche abbastanza lunghe da poter registrare gli asteroidi stessi, spesso molto deboli in luminosità. In questo caso avevo optato per esposizioni singole da due minuti ognuna, organizzate in gruppi di tre e distanziando ogni gruppo da un intervallo temporale di almeno 20 minuti. La camera utilizzata era una Neptune-M (monocromatica) non raffreddata della Player One, montata con filtro fotometrico in Banda V su un Newton Skywatcher da 250mm di diametro aperto a f/4.8; il tutto su montatura EQ6-R Pro della Skywatcher e come guida un rifrattore Vixen 60/700 e camera ZWO ASI 120 MC.

La prima sessione di tre immagini su 6384 Kervin la avevo inziata alle 20:14 UT e terminata sei minuti dopo (20:20 UT):  l’asteroide era ben visibile nella ripresa e si muoveva distintamente, mostrando uno spostamento tra una immagine e la seguente

Asteroide 6384 Kervin ripreso tra le 20:14 e le 20:20 del 10 dicembre 2023

Completata la prima sequenza di tre, sono passato al successivo target; dopo trenta minuti di riprese di altri oggetti, sono ritornato su 6384 e ho scoperto, con una certa sorpresa a dire il vero, che l’asteroide stava occultando una stella del campo visivo, per la precisione quella con numero di catalogo UCAC4-497-005126 (catalogo UCAC4) di magnitudine pari a 16,082, quindi del tutto analoga a quella dell’asteroide che, in quella serata, si mostrava intorno alla sedicesima magnitudine.

Asteroide 6384 Kervin ripreso tra le 20:44 UT e le 20:50 UT del 10 dicembre 2023

Una analisi sommaria, che ho effettuato con IRIS, sembrava aver messo in evidenza che l’eclisse operata dall’asteroide sulla stella sia stata pressochè totale, almeno nei limiti della risoluzione spaziale e temporale che mi è stato possibile raggiungere; mancano purtroppo delle immagini degli istanti immediatamente precedenti all’evento.

6384 KERVIN

 

 

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