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AstroMax Blog

Blog di Astronomia di Massimo Dionisi

La Nebulosa Velo della Sposa nel Cigno

DiMassimo Dionisi

Giu 11, 2022

Immagine risultante dalla somma di 5 esposizioni da 5 minuti l’una effettuate il 1 giugno 2022, per un totale di soli 25 minuti d’integrazione sotto un cielo abbastanza inquinato da illuminazioni artificiali della periferia di Sassari. Telescopio Newton Skywatcher 250mm di diametro e 1250 di lunghezza focale (f/5), camera CCD QHY8L raffreddata a -15°C, filtro UHC Astronomik, montatura Skywatcher EQ6Pro, guida con rifrattore 60/700 e camera CMOS ASI 120MC, software di guida PHD2, acquisizione con APT (Astro Photography Tool), montatura comandata via software da Sky Chart (Cartes du Ciel); elaborazione con Maxim DL4 per calibrazione con dark, bias e Flat-Field e post-produzione con PS. (Massimo Dionisi)

La medesima sezione della Nebulosa Velo, NGC6960, ripresa il 7 agosto 2021 con il medesimo strumento della foto precedente ma con 6 esposizioni da 10 minuti l’una, per un’ora complessiva di tempo d’integrazione. (Massimo Dionisi)

E’ molto difficile immaginare un oggetto celeste più bello e delicato di questa sorprendente nebulosa, annidata all’interno della costellazione del Cigno, ben alta sopra le nostre teste durante le notti estive. La parte inquadrata dall’immagine riportata in testata è identificata dal numero di catalogo NGC6960, dove la sigla NGC sta per “New General Catalogue” che raccoglieva tutta una serie di oggetti non stellari e che fu redatto alla fine del XIX secolo, in gran parte in base alle osservazioni di Sir William Herschel e di suo figlio John. Essa rappresenta la parte più occidentale di un vasto complesso nebulare composto da serie di segmenti che vede svilupparsi, andando da ovest verso est, con quello che viene chiamato “Pickering’s Triangle” (Triangolo di Pickering) e le nebulose NGC6974 e NGC6979 che si tutte posizionano leggermente più a nord-est di NGC6960 e che hanno tutte la concavità in direzione orientale, fino ad arrivare a NGC6992 e NGC6995 che rappresentano l’estremità est dell’intero sistema e che rivolgono la loro concavità verso occidente.

Mappa della regione di cielo occupata dalla Nebulosa Velo, con rappresentati le sue varie componenti. Immagine da Wikipedia (English Version).

Nel suo complesso si tratta di una serie di segmenti di una nuvola di gas in espansione simile a una corona di circa 2,6° di diametro, spesso chiamata “Great Cygnus Loop”. La distanza da noi non è ancora stata determinata con precisione, ma dovrebbe aggirarsi intorno ai 1.500 anni-luce; questo rende le sue dimensioni complessive reali nello spazio interstellare comprese tra i 50 e i 70 anni-luce. 

Il “Triangolo di Pickering” (Pickering’s Triangle) ripreso il giorno 11 giugno 2022 con la medesima strumentazione delle foto precedenti ma con 12 esposizioni da 5 minuti l’una, per un totale di un’ora di integrazione totale (Foto Massimo Dionisi).

Visualmente tutte le parti di questo oggetto sono molto difficili da vedere, se non come una nebulosità indistinta anche attraverso un telescopio da 15 cm di diametro a basso ingrandimento. Parte della struttura filamentosa potrebbe essere vista con un telescopio di medie dimensioni, tuttavia per tentare di poter osservare visualmente l’intero sistema nebulare nel suo complesso è senz’altro consigliabile un buon binocolo da 80 o 100 millimetri di diametro con basso ingrandimento e un cielo molto buio, preferibilmente in alta montagna, in assenza di qualunque disturbo luminoso, compreso quello portato dalla presenza della Luna. In ogni caso è da escludere completamente che i colori possano essere percepiti visualmente per via della bassisima luminosità specifica dei filamenti e per il fatto che l’occhio umano diviene cieco ai colori in condizioni di bassa luminosità: come per evidenziare i dettagli più fini, anche i colori potranno essere posti in evidenza solo attraverso la fotografia a lunga esposizione.

La peculiare struttura dei filamenti, che ricorda il motivo di un delicato e sottile pizzo, rende questa nebulosa uno degli oggetti più noti di tutto il cielo e, quindi, di particolare interesse per gli astrofili, anche se, come detto, la vista diretta attraverso il piccolo telescopio mostrerà ben poco del suo reale splendore. Alcuni autori di libri di divulgazione astronomica del secolo scorso la descrissero come “ondulazioni lunghe e inclinate di sottili cascate di luce, che sembrano scivolare da una stella all’altra fino a dissolvere la loro brillantezza nelle profondità buie dello spazio” (adattamento da originale di Kelvin McKready, “Beginner’s Star Book”, 1935). In alcune stupende immagini, riprese molti anni fa dall’Osservatorio Palomar, erano già stati evidenziati i colori dei vari filamenti, che vanno dal blu al bianco fino al rosso, in accordo con la temperatura raggiunta dai gas che compongono la nebulosa; una definizione che venne data per queste immagini era che riproducevano diafane filigrane rosse, bianche e blu.

NGC6979 ripresa il 20 giugno 2020: telescopio Meade Schmidt-Cassegrain 200mm focale 2000mm (f/10), camera QHY8L raffreddata a -15°C, montatura EQ6Pro (Massimo Dionisi)

I gas di questa nebulosa si stanno tutti muovendo secondo un movimento espansivo a un ritmo di 0,06” d’arco all’anno: questo suggerisce che essi hanno avuto origine da un punto specifico nello spazio e che hanno iniziato il processo di espansione a seguito di un qualche evento catastrofico, come può essere stata l’esplosione di una Supernova, avvenuta in remoto passato. All’attuale tasso di espansione si può calcolare che dovrebbero essere passati circa 150.000 anni da quel possibile evento, tuttavia questa stima temporale potrebbe essere pesantemente ritoccata, in quanto il tasso di espansione potrebbe essere diminuito negli ultimi tempi a una frazione di quello originario.

Una sezione di NGC6992 ripresa il 21 giugno 2020:  telescopio Meade Schmidt-Cassegrain 200mm focale 2000mm (f/10), camera QHY8L raffreddata a -15°C, montatura EQ6Pro , 40 minuti di integrazione complessiva. (Massimo Dionisi)

Una nube di gas emessa in seguito all’esplosione di una Supernova mostra normalmente una velocità di espansione nell’ordine di circa 1.600 km al secondo, la velocità radiale misurata per i gas della Nebulosa Velo è inferiore ai 72 km al secondo; questa decelerazione potrebbe essere stata principalmente causata dalla resistenza incontrata dai gas nell’attraversare delle nubi di polvere interstellare presenti nella stessa regione di spazio. E’ infatti abbastanza evidente che la nebulosa si stia espandendo in una zona piuttosto polverosa e che stia spazzando via quella polvere al suo passaggio; il cielo all’interno del Cygnus Loop appare in effetti più chiaro delle aree esterne e l’effetto è abbastanza evidente se si considera il numero di stelle deboli di fondo visibili nelle immagini a lunga esposizione. Considerando quindi la decelerazione subita dai gas della nebulosa, l’esplosione della Supernova dovrebbe essere avvenuta tra i 30.000 e i 40.000 anni fa. Come tutti i casi noti di residui di supernovae, la Nebulosa Velo emette onde radio, anche se con una intensità molto minore rispetto a sorgenti più giovani, come ad esempio la Crab Nebula nella costellazione del Toro, esplosa solamente 900 anni fa.

Parte settentrionale di NGC6992: telescopio Meade Schmidt-Cassegrain 200mm focale 2000mm (f/10), camera QHY8L raffreddata a -15°C, montatura EQ6Pro , 40 minuti di integrazione complessiva. (Massimo Dionisi)

La fonte dell’illuminazione della nebulosa è tutt’ora un mistero: le analisi spettrali mostrano chiaramente che si tratta di luce fluorescente, ovvero i gas vengono eccitati dalla radiazione ultravioletta di una o più stelle vicine ed emettono luce visibile a diverse lunghezze d’onda, il che giustifica la fantastica varietà di colori; tuttavia la stella o le stelle responsabili di tali radiazioni ultraviolette non sono state ancora identificate. Nella zona centrale del Loop non è stato identificato un oggetto che abbia delle caratteristiche del tipo “post-supernova” o “post-nova”; la stessa stella 52 Cygni, che appare essere perfettamente sovrapposta a NGC6960, ovvero al ramo occidentale della Nebulosa Velo nel suo complesso, non può avere nessuna connessione con la nebulosa, in quanto si trova a soli 192 anni-luce dalla Terra, mentre la nebulosa, come accennato, si trova molto più lontano, a circa 1.500 anni-luce da noi.

NGC6995: 6 esposizioni da 10 minuti ognuna per un totale d’integrazione di un’ora il 21 luglio 2020. Telescopio Meade Schmidt-Cassegrain 200mm focale 2000mm (f/10), camera QHY8L raffreddata a -15°C, montatura EQ6Pro (Massimo Dionisi)

La sottile struttura filamentosa della Nebulosa Velo è la sua caratteristica principale ma non è stata ancora completamente spiegata: lo spessore di un singolo filamento può variare dai 75 miliardi ai 100 miliardi di km, con un massimo fino a 300 miliardi di km; questo corrisponde a dimensioni apparenti da 1” fino a 5” viste dalla Terra. È possibile che alcuni filamenti siano in realtà delle aree diffuse di gas visti di taglio: una superficie del genere, se osservata frontalmente, potrebbe non essere rilevabile a causa della bassa luminosità media superficiale. L’espansione delle nubi di gas all’interno del mezzo interstellare ha probabilmente giocato una parte essenziale nella formazione dei filamenti, che appaino essere il risultato di grandi fenomeno riconducibili a fronti d’urto.

Questa meraviglia del cielo deve però considerarsi transitoria, in quanto si dissolverà completamente nell’arco di pochi millenni per via della progressiva dispersione dei gas nello spazio interstellare; dobbiamo perciò considerarci fortunati ad aver avuto il privilegio di poterla ammirare in tutto il suo splendore.

Collage di una serie di immagini riprese nell’estate del 2020 della parte più orientale della Nebulosa Velo. Telescopio Meade Schmidt-Cassegrain 200mm focale 2000mm (f/10), camera QHY8L raffreddata a -15°C, montatura EQ6Pro (Massimo Dionisi)

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